Treviglio, (domenica 27 luglio 2025) — Una semplice visita di controllo in gravidanza si è trasformata in una scoperta scientifica di grande rilievo all’ospedale di Treviglio-Caravaggio, nell’ambito dell’ASST Bergamo Ovest. Una donna di 31 anni, sottoposta a esami ematici, ha evidenziato una mutazione genetica mai descritta prima, che potrebbe aprire la strada a nuove terapie per le anemie congenite.
di Paola Capitanio
Tutto è cominciato con l’individuazione, negli esami della paziente, di una forma di emoglobina tipica dei neonati, normalmente assente nell’adulto. Tale condizione, nota come persistenza dell’emoglobina fetale, ha spinto gli specialisti dell’ambulatorio di Ematologia a proseguire con un’analisi più approfondita del DNA della donna.
Le biologhe Maria Oggionni e Barbara Manenti, rispettivamente biologa e medico del servizio trasfusionale, hanno identificato una mutazione mai studiata prima nel gene della gamma-globina, cruciale nella sintesi dell’emoglobina fetale.
La scoperta, pubblicata sulla rivista internazionale Hemoglobin, ha già attirato l’interesse di altre testate scientifiche come il Journal of Blood Disorders and Transfusion, che ha chiesto una collaborazione con il team di Treviglio.
«Grazie alla stretta collaborazione tra i diversi reparti – spiegano le protagoniste –, abbiamo raggiunto un traguardo di cui tutta la comunità scientifica può beneficiare, gettando luce sui meccanismi biologici che regolano la persistenza dell’emoglobina fetale nell’adulto».
Il direttore generale dell’ASST Bergamo Ovest, Giovanni Palazzo, ha espresso il proprio orgoglio per il risultato: «Una strepitosa intuizione che potrà aprire la strada a nuovi studi e terapie più mirate e precise per le anemie congenite».
Un esempio virtuoso di ricerca clinica applicata che potrebbe portare benefici concreti a migliaia di pazienti nel mondo.
Last modified: Luglio 28, 2025


