Bergamo, (mercoledì 23 luglio 2025) – In Val Brembana si moltiplicano i casi di animali dilaniati, ma le denunce da parte degli allevatori sono sempre meno. Dietro a questo silenzio non c’è indifferenza, ma sfiducia: secondo quanto riportato da Val Brembana Web, molti proprietari preferiscono non segnalare gli attacchi temendo valutazioni errate e un aggravio di costi.
di Paola Capitanio
Il paradosso è evidente. Se da un lato la presenza stabile di lupi sulle Orobie è confermata da numerose fototrappole e avvistamenti – da Camerata Cornello a Sedrina – dall’altro il numero di predazioni ufficialmente riconosciute resta sorprendentemente basso. Il motivo? Quando le autorità intervengono per verificare un attacco, capita spesso che la causa venga attribuita a cani randagi. Il risultato è che l’allevatore, oltre alla perdita dell’animale, deve farsi carico anche dello smaltimento della carcassa, senza alcun tipo di risarcimento.
«Ma quali cani randagi!», sbotta un allevatore esasperato. Un sentimento diffuso tra i professionisti della zona, che sempre più spesso condividono immagini e testimonianze in privato, evitando però di rivolgersi alle autorità. Il timore di vedersi penalizzati economicamente è più forte della volontà di far emergere la reale entità del fenomeno.
La situazione, che si trascina da mesi, rischia ora di compromettere la possibilità di una corretta gestione della fauna selvatica e di tutela del lavoro agricolo. Senza dati attendibili, è difficile per gli enti pubblici calibrare interventi o misure di prevenzione efficaci.
Serve dunque una riflessione più ampia sulla relazione tra aree rurali e fauna selvatica: riconoscere con onestà il problema è il primo passo per affrontarlo.
«La nostra attività consiliare – spiega Amati – nasce dalle segnalazioni dei cittadini, e spesso siamo l’unica voce che porta all’attenzione pubblica disagi piccoli e grandi. Tuttavia, troppe volte le nostre interrogazioni, mozioni e proposte vengono trattate con sufficienza, quando non completamente ignorate».
Tra i temi sollevati nel corso dell’ultimo anno da Rinasci Arcidosso, ricorda il capogruppo, ci sono: la manutenzione delle strade urbane e vicinali, il degrado nelle frazioni, lo stato dei lavori nelle scuole, il ponte tra Zancona e Macchie, l’illuminazione pubblica malfunzionante, i veicoli abbandonati, la situazione dei parcheggi a Montelaterone, le promesse elettorali disattese e la questione delle concessioni geotermiche. «Tutti argomenti concreti che incidono sulla vita quotidiana degli arcidossini».
«Marini non ha mai nascosto la sua insofferenza verso chi non condivide il suo pensiero, ma questo non gli dà il diritto di bloccare il dibattito democratico – conclude Amati –. I gruppi di opposizione sono istituzionalmente riconosciuti e continueranno a svolgere il proprio ruolo fino alla fine del mandato. Rinasci Arcidosso c’è e continuerà a farsi sentire, nei modi e nei tempi che riterrà opportuni. Il sindaco Marini se ne faccia una ragione».
Last modified: Luglio 24, 2025


