Cisano Bergamasco, (mercoledì 30 luglio 2025) — Il mondo dell’imprenditoria bergamasca è stato scosso da un’indagine clamorosa che coinvolge i fratelli Massimo e Cristian Vitali, noti per la loro attività nel settore edilizio. La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di 50 milioni di euro su disposizione del gip di Bergamo, Lucia Graziosi, nell’ambito di un’indagine per bancarotta fraudolenta che ruota attorno alla società Vita, dichiarata fallita dopo un’operazione ritenuta distrattiva.
di Paola Capitanio
L’indagine nasce dalle anomalie riscontrate dal curatore fallimentare Giorgio Dall’Olio, a partire dalla figura di un ultraottantenne malato di Alzheimer che figurava come amministratore unico di Vita. Un prestanome, secondo le Fiamme Gialle, utilizzato per mascherare la gestione reale della società da parte dei due fratelli. Al centro delle accuse, la scissione societaria del 2022 che avrebbe trasferito 31 milioni e mezzo di euro a Expand Srl, lasciando Vita svuotata e avviata verso il dissesto.
Gli inquirenti parlano di un uso distorto delle risorse societarie: dai pagamenti per spese personali (vacanze, ristoranti, auto di lusso) a bonifici sospetti verso professionisti mai coinvolti. La contabilità risulterebbe inoltre lacunosa, impedendo la tracciabilità dei movimenti finanziari.
Il sequestro ha colpito metà della Vitali Spa e l’intero pacchetto della Expand Srl, che ora saranno gestiti da un amministratore giudiziario. Nonostante il terremoto giudiziario, i legali dei Vitali minimizzano: «Un mero equivoco processuale», ha dichiarato l’avvocato Filippo Dinacci. I fratelli, da parte loro, si dicono sorpresi e fiduciosi in una rapida archiviazione.
Intanto, il colosso delle costruzioni che ha messo le mani su grandi opere in Lombardia è ora costretto a fare i conti con accuse pesantissime. E la vicenda potrebbe avere riflessi anche sui cantieri pubblici finanziati con fondi PNRR.
Last modified: Luglio 31, 2025


